IL LAZIO E LA PERENNE ANEMIA DEL TRASPORTO PUBBLICO

LA POLITICA SI ARROVELLA SUI MOTIVI DI ALLONTANAMENTO DEI CITTADINI: EPPURE BASTEREBBE UN VIAGGIO SUI TRENI REGIONALI PER CAPIRNE LE RAGIONI. INIZIAMO IL NOSTRO VIAGGIO DALLA REGIONE DELLA CAPITALE.

Come tante altre regioni italiane, il Lazio è rappresentato da una classe politica in evidente stato di difficoltà nel capire il perché di tanta disaffezione. Un nostro modesto consiglio: un piccolo viaggio a tappe potrebbe accompagnare una più costruttiva riflessione.

Sulla ferrovia Roma Lido che attende un nuovo ed efficiente parco mezzi (la gara è del 5 marzo, ancora non assegnata).

Lungo il “corridoio C5” tra Fiumicino e la Fiera di Roma, completo, dove non corre alcunché.

Tra Priverno e Terracina, dove una frana ha fermato i treni dal 2012: chissà quanto saranno grandi questi massi, per stare ancora lì. Qualcuno prende la palla al balzo per riciclarne gli spazi.

Tra Formia e Gaeta, dove il rilancio della vecchia ferrovia fu finanziato già nel 2009. Forse è la volta buona.

Nella Valle del Liri tra Roccasecca e Avezzano, dove 78 mila persone chiedono dei collegamenti verso Frosinone e Roma e come risposta ricevono solo tagli di corse e annunci di chiusure. Se n’é parlato molto qualche anno fa, ma nel frattempo nessun serio rilancio del servizio. Così le speranze possono essere vanificate dalla solita, puntuale, frana.

Tra Aprilia, Ardea, Pomezia e Castel Romano, dove 212.000 residenti chiedono da tempo di valutare un progetto di trasporto di massa che sia alternativo alla via Pontina e invece ricevono solo annunci di una nuova utostrada. E intanto restano in fila lungo una delle strade più trafficate e pericolose del Paese.

Lungo la Civita Castella – Viterbo, che lentamente sta morendo.

Tra Orte, Capranica e Civitavecchia, dove molti ancora continuano a sognare un treno (che pure sarebbe nel piano regionale dei trasporti).

Tra Rieti e le zone colpite dal terremoto, dove il treno non arriva e quello che c’è è ricordato solo dalle rotaie (come peraltro, in tutto l’Appennino centrale). Eppure, basta poco per avere un servizio efficace.

Lungo le strade dei Castelli, dove gli alberi stanno scomparendo ma in compenso ci sono tante villette. e dove tutti ogni giorno si muovono quasi esclusivamente in auto perché si fatica a far funzionare tre residui ferroviari progettati nell’Ottocento e non si è stati capaci di realizzare nulla di adatto alle esigenze di una città di 450.000 persone, ad eccezione di una modesta funicolare (Rocca di Papa), peraltro nemmeno attivata.

Lungo il vecchio tracciato della Roma-Fiuggi, tra il capolinea della linea C e Palestrina, dove la stessa classe dirigente che oggi è in regione, quando guidava la Provincia, aveva pianificato – tra i tanti – un corridoio della mobilità (C4) da servire con un tram extraurbano. Ma forse avrà perso il progetto, seppure fosse stato addirittura approvato in Conferenza dei servizi.

Tra Ostia e Fiumicino, dove 154.000 abitanti del litorale non sono uniti dal lungomare ma per passare da un lato all’altro del fiume devono prendere la propria auto oppure la “corriera” e andare all’interno per 5 km. Sperando di trovare l’unico ponte esistente tra Roma e il mare, aperto.

Nell’agro romano e soprattutto nella sterminata suburbia che avvolge Roma. E nei capoluoghi dimenticati, dove mentre tutti corrono, ogni giorno, verso la capitale, i servizi locali sono lentamente scomparsi. Trasformando la regione intera in una tanto sterminata quanto dimenticata periferia di Roma.

Poi c’è la questione degli aeroporti: Ciampino (5.885.812 passeggeri al 2017) collegato solo da bus. Di un trentennale parlare di una nuova stazione sulla direttrice ferroviaria Roma-Ciampino piuttosto che di un prolungamento della linea A nessuno si cura più. Eppure, l’aeroporto genera 31.337 spostamenti che oggi restano tutti rigorosamente in strada.

Nemmeno Fiumicino (40.971.881 passeggeri al 2017) se la passa bene in termini di accessibilità: dei 218.143 spostamenti giornalieri sono 67.290 quelli che si svolgono in treno (31%). 

Il problema è che nello studio di impatto ambientale Fiumicino 2030/Quarta Pista si parla di 60 milioni di passeggeri al 2030: quasi 320.000 spostamenti al giorno cui si risponderebbe con circa 8 coppie in più di treni giornalieri. La quota modale del ferro scenderebbe al 21% ma ci sarebbe un flusso di almeno 1.200 bus (tra pubblici e privati) dall’aeroporto alla città.

E, ancora, il nuovo Porto commerciale sempre di Fiumicino, che dovrebbe accogliere almeno 1 milioni di crocieristi diretti a Roma: al tempo dell’iter di approvazione l’area ambiente della Regione impose come prescrizione la condizione sine qua non di un collegamento ferroviario. Resta qualche dubbio sull’efficacia delle scelte dell’attuale amministrazione.

Ecco, se questi sono i risultati della cura del ferro, da sempre annunciata, non ci si può rammaricare se il Paese muore – nemmeno lentamente – in una lunga e sofferta anemia. 

Linkopedia

PRTM – Piano regionale dei trasporti e della mobilità della Regione Lazio

PUMS – Piano urbano della mobilità sostenibile di Roma Capitale