CITTÀ D’ITALIA 2040

N el 2010, Antonio G. Calafati con il libro “Economie in cerca di città” è riuscito a delineare in maniera esemplare la drammaticità della nuova questione urbana italiana.

Si tratta di un fenomeno che affonda le sue origini a metà del Novecento quando si verifica una rivoluzione dell’organizzazione territoriale della società italiana. Lo straordinario processo di concentrazione delle attività antropiche che lo ha accompagnato ha condotto alla formazione di sistemi urbani nei quali le città storiche si sono destrutturate e poi dissolte. Si tratta di nuove forme territoriali – intercomunali, spesso interprovinciali e disperse – che della città hanno sia la dimensione spaziale sia quella relazionale ma non il carattere costitutivo, ovvero l’identità politica.

L’incompiutezza – semantica prima che amministrativa – di questo processo costituisce un bias che distorce all’origine ogni atto pianificatorio e programmatico. È una questione che si sarebbe dovuto affrontare con urgenza, come redarguiva Calafati, in quanto è una delle principali ragioni del declino economico del paese.

La destrutturazione alla radice dei sistemi economici fa della questione urbana un aspetto decisivo per lo sviluppo economico del paese. Non più legata al territorio la produzione economica ha reso precaria l’economia di ogni città: tutto è messo in discussione. Corsi e ricorsi storici che ci riportano all’era delle polis la globalizzazione ha corroso il concetto unitario di Stato ottocentesco: oggi il concetto di Nazione si declina in quello di insieme di città. Così nella koinè delle città mondiali, le aree urbane sono in cerca di economie, ma le economie sono in cerca di aree urbane.

La Legge n. 56 del 7 aprile 2014 o “legge Delrio” non cambia questa prospettiva: ridisegnando confini e competenze dell’amministrazione locale senza modificare il Titolo V della Costituzione si limita a introdurre le Città metropolitane ma de-facto come trasposizione delle vecchie Province. Basti pensare che Torino è città metropolitana di 6.827 km quadrati; Milano non contiene la Brianza; Venezia è Città metropolitana senza che Padova o Verona lo siano; Reggio Calabria è Città metropolitana mentre Brescia no.

Nell’epoca dei grandi dati, descrivere le misure dimensionali di una città significa descriverne i bisogni primari, ma anche le potenzialità di sviluppo. Tutto ciò che può essere descritto oggi può anche essere studiato nella sua evoluzione temporale storica. E allora diventa possibile rispondere alla domanda: come saranno le città d’Italia nel 2040?

Questo studio ha come obiettivo descrivere lo scenario tendenziale di sviluppo demografico delle città italiane assumendo come condizione al contorno il mantenimento dello status quo. È lo scenario business-as-usual cioè di mantenimento del lassez-faire programmatico che ha caratterizzato il primo ventennio del XXI secolo. È lo scenario peggiore, quello in cui la questione urbana italiana non viene percepita e, in quanto tale, continua a non ricevere alcuna risposta.

Nel corso del 2015 (Istat) il numero dei residenti ha registrato una diminuzione consistente per la prima volta negli ultimi novanta anni: il saldo complessivo è negativo per 130.061 unità. Il calo riguarda esclusivamente la popolazione di cittadinanza italiana – 141.777 residenti in meno – mentre la popolazione straniera aumenta di 11.716 unità. Questo significa che il Paese sta entrando in una fase di lenta decrescita della popolazione?

Probabilmente sì: sul medio e lungo periodo incideranno però altri fattori, primo fra tutti l’attrattività in termini di opportunità economica per i flussi migratori sia extracomunitari che comunitari (soprattutto dall’Est europeo). È probabile che ci sia una debole ripresa del tasso nazionale di crescita della popolazione anche se sostanzialmente l’Italia resterà un Paese demograficamente maturo.

Il modello demografico costruito per questo studio si basa su tre basi di dati: (1) le proiezioni Istat; (2) i dati Idos/Migrantes per la popolazione straniera residente ma non regolarizzata; (3) il “WPP2015 – World Population Prospects: The 2015 Revision” dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Il quadro demografico attuale è quello Istat. Per la stima della popolazione agli orizzonti 2020, 2025, 2030, 2035, 2040, le caratteristiche demografiche della popolazione (curve di fecondità, natalità, mortalità e tasso di immigrazione) sono collegate al modello demografico del “WPP2015 – World Population Prospects: The 2015 Revision” delle Nazioni Unite, scenario mediano. Le proiezioni sono calcolate linearmente per i singoli comuni attraverso una funzione interpolatrice della storia demografica locale 1990-2016 che ha come condizioni al contorno sia la pianificazione in essere (programmazione regionale, provinciale e comunale) che come risultante regionale e nazionale la proiezione demografica Istat (dato regionale e provinciale). La stima dei flussi migratori, oltre che sul dato storico descritto nel paragrafo precedente, ha bisogno di individuare quelli che potrebbero essere gli eventuali limiti annuali per nuovi arrivi. Data la difficoltà di fare previsioni di breve termine – per non parlare del medio e lungo periodo – l’analisi fa riferimento a al quadro generale fissato dai grandi organismi internazionali. In questo senso uno dei documenti più importanti nel definire le politiche nazionali di controllo dei flussi migratori è lo studio del bilanciamento demografico dei Paesi a maggiore tasso di invecchiamento, come l’Italia.

Globalmente si prevede una popolazione di 63.333.442 al 2020; 65.482.850 al 2030; 66.889.452 al 2040.

All’interno di questo quadro le città, in una competizione a doppio livello – internazionale, sulla scena europea e mondiale e nazionale – entreranno in competizione per attrarre residenti contribuendo al bilanciamento della popolazione sul territorio.

Già oggi le aree metropolitane formano uno spazio topologico di 95.556 kmq che ospita il 77% della popolazione nazionale (47.391.829 abitanti). Nel 2040 8 italiani su 10 (53.709.496 abitanti) abiteranno entro 100 km da una grande città.

Lista delle prime 20 aree metropolitane

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A livello di aree metropolitane quelle di Milano e Roma assorbono da sole il 30% della variazione.

  • Milano (7.511 km, raggio metropolitano di 49 km) passerà da 7.933.932 ab. a 10.073.877 con un incremento di 2.139.945 persone (+27%).
  • Roma (7.251 kmq, raggio metropolitano di 50 km) passerà da 5.264.697 ab. a 6.491.019 con un incremento di 1.226.322 persone (+23%).
  • Napoli (4.384 kmq, raggio metropolitano di 37 km) passerà da 5.064.019 ab. a 5.311.725 con un incremento di 247.706 persone (+5%).
  • L’Area Centrale Veneta (6.780 kmq, raggio metropolitano di 46 km) passerà da 3.319.659 ab. a 3.567.001 con un incremento di 247.342 persone (+7%).
  • Torino (4.841 kmq, raggio metropolitano di 39 km) passerà da 2.562.846 ab. a 2.863.939 con un incremento di 301.093 persone (+12%).
  • Firenze (3.793 kmq, raggio metropolitano di 35 km) passerà da 1.763.765 ab. a 2.145.306 con un incremento di 381.541 persone (+22%).
  • Bari (5.106 kmq, raggio metropolitano 40 km) passerà da 1.662.972 ab. a 1.618.468 con un decremento di 44.504 persone (-2%).
  • Catania (2.547 kmq, raggio metropolitano 28 km) passerà da 1.280.615 ab. a 1.432.948 con un incremento di 152.333 persone (+12%).
  • Brescia (2.496 kmq, raggio metropolitano 28 km) passerà da 1.189.376 ab. a 1.409.415 con un incremento di 220.039 persone (+18%).
  • L’Area Mediopadana (Modena-Reggio Emilia, 2.890 kmq, raggio metropolitano 30 km) passerà da 1.160.412 ab. a 1.375.815 con un incremento di 215.403 (+19%).

Lista delle prime 20 zone urbane vaste

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A livello di zone urbane estese il 67% della crescita (3.741.558 abitanti su 5.595.714 si concentrerà tra le prime 6 per grandezza (Milano, Roma, Napoli, Torino, Firenze, Brescia) e l’Emilia (Bologna, Reggio Emilia e Parma).

  • Milano (1.947 kmq, raggio urbano 25 km) passerà da 4.298.001 ab. a 5.753.275 con un incremento di 1.455.274 persone (+34%).
  • Roma (2.904 kmq, raggio urbano 14 km) passerà da 4.051.899 ab. a 4.934.010 con un incremento di 882.111 persone (+22%).
  • Napoli (1.226 kmq, raggio urbano 20 km) passerà da 3.245.177 a 3.475.394 con un incremento di 230.217 persone (+7%).
  • Torino (1.893 kmq, raggio urbano 24 km) passerà da 1.931.397 ab. a 2.196.971 con un incremento di 265.574 persone (+14%).
  • Firenze (957 kmq, raggio urbano 17 km) passerà da 1.013.929 ab. a 1.334.455 con un incremento di 320.526 persone (+32%).
  • Brescia (1.437 kmq, raggio urbano 21 km) passerà da 878.764 ab. a 1.076.701 con un incremento di 197.937 persone (+22%).
  • Catania (1.017 kmq, raggio urbano 18 km) passerà da 811.544 ab. a 970.454 con un incremento di 158.910 persone (+20%).
  • Bergamo (665 kmq, raggio urbano 15 km) passerà da 719.312 ab. a 852.599 con un incremento di 133.287 persone (+18%).
  • Modena (1.585 kmq, raggio urbano 22 km) passerà da 704.864 ab. a 812.883 con un incremento di 108.019 persone (+15%).
  • Bologna (591 kmq, raggio urbano 14 km) passerà da 589.409 ab.  a 751.904 con un incremento di 162.495 persone (+28%).
  • Verona (940, raggio urbano 17 km) passerà da 601.128 ab.  a 716.272 con un incremento di 115.144 persone (+19%).
  • Rimini (869 kmq, raggio urbano 16 km) passerà da 522.331 ab. a 639.443 con un incremento di 117.112 persone (+19%).
  • Reggio nell’Emilia (1.305 kmq, raggio urbano 20 km) passerà da 455.548 ab. a 562.93 con un incremento di 107.384 persone (+24%).
  • Parma (650 kmq, raggio urbano 14 km) passerà da 274.747 ab. a 394.787 con un incremento di 120.040 persone (+44%).

A livello di nuclei urbani, gli incrementi si ripartiscono in maniera analoga: fa eccezione Roma. La città centrale, delimitabile dal perimetro del Grande Raccordo Anulare, vedrà la popolazione scendere addirittura del 13%. Tutto intorno i nuclei urbani che si stanno coagulando nella parte restante del territorio comunale e nella prima corona metropolitana sono previsti in fortissimo aumento.

  • Milano (454 kmq) passerà da 2.141.668 ab. a 3.178.837 con una crescita del 48%.
  • Napoli (601 kmq) passerà da 2.351.996 ab. a 2.510.103 con una crescita del 7%.
  • Roma (563 km) passerà da 2.493.993 ab. a 2.162.254 con una contrazione del 13%.
    Intorno però ci sarà un consolidamento di un tessuto urbano a bassa densità: Ostia-Fiumicino (262 kmq) passerà da 356.338 ab. a 582.592 con una crescita del 63%; Aprilia-Ardea-Pomezia (475 kmq) salirà da 233.656 ab. a 488.180 con un sostanziale raddoppio (+109%); Guidonia (169 kmq) passerà da 156.934 ab. a 290.551 (+85%); l’area di Albano Laziale ed i Castelli (142 kmq) passerà da 154.356 ab. a 255.909 (+66%); l’agglomerato Anzio-Nettuno (Lido di Enea, 115 kmq) passerà da 106.686 ab. a 193.131 (+81%).
  • Torino (539 kmq) passerà da 1.398.834 ab. a 1.616.145 con una crescita del 15%.
  • Palermo (201 kmq) passerà da 733.193 ab. a 790.310 con una crescita dell’8%.
  • Firenze (327 kmq) passerà da 522.975 ab. a 702.213 con una crescita del 34%.
  • Catania (331 kmq) passerà da 532.479 ab. a 659.027 con una crescita del 24%.
  • Genova (240 kmq) passerà da 595.228 ab. a 619.280 con una crescita del 4%.
  • Bologna (203 kmq) passerà da 464.509 ab. a 605.625 con una crescita del 30%.

Lista dei nuclei urbani con una popolazione superiore a 250.000 abitanti

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Tutti i file di calcolo sono disponibili a questo link

L’ebook è scaricabile al seguente link:

Proiezioni demografiche di medio e lungo periodo per l’Italia Autore: Andrea Spinosa
Formato PDF | Dimensione A4 | Pagine 275 | Peso 79 MB