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UNA FERROVIA PUÒ DIVENTARE UNA METROPOLITANA?

Si può fare ...se si smette di pensare che basti aggiornare il "software dei treni"

18 Gennaio 2026
Reading Time: 14 mins read
A A
UNA FERROVIA PUÒ DIVENTARE UNA METROPOLITANA?

Roboanti annunci politici a parte (qualunque cosa sia, una nuova opera di mobilità è sempre una metropolitana) siamo abituati a pensarle così:

  • la ferrovia per andare fuori città
  • la metropolitana per muoversi dentro la città.

Ma dal punto di vista ingegneristico le cose sono un po’ più sottili… e molto più interessanti. In questo articolo di approfondimento proveremo a rispondere a una domanda in apparenza molto semplice: quando una ferrovia urbana può comportarsi davvero come una metro?

💡 Spoiler: non basta mettere più treni né adottare l’ERTMS HD

Una ferrovia può avvicinarsi moltissimo a una metropolitana solo se la trattiamo come un sistema dedicato: non è (solo) questione di tecnologia, ma di scelte infrastrutturali ed esercizio. Se ti incuriosisce capire perché alcune città riescono a far sembrare “metro” le loro ferrovie (alcune S‑Bahn tedesche o la RER di Parigi) e altre no, sei nel posto giusto.

Tipi di treni e caratteristiche geometriche e cinematiche
Distanze di frenatura per diversi tipi di treni in linea aperta (fuori dai centri urbani/nodi)
Distanze di frenatura per diversi tipi di treni nelle tratte di nodo urbano. A destra dettaglio, esclusi i treni merci
Sintesi delle caratteristiche dinamiche di frenatura (tempi/distanze) per diversi tipi di treni: in giallino le velocità ammissibili in nodo urbano

Il segnalamento ferroviario

Quando parliamo di quanto traffico può reggere una linea ferroviaria, il segnalamento in uso su quella linea è uno degli ingredienti chiave: più il sistema è evoluto – ovvero conosce con precisione posizione e velocità dei treni in marcia -, più possiamo accorciare in sicurezza la distanza tra un treno e il successivo, aumentandone quindi la capacità. In Italia oggi convivono tre famiglie principali di sistemi di protezione/segnalamento:

  • SSC – Sistema di Supporto alla Condotta
  • SCMT – Sistema Controllo Marcia Treno
  • ERTMS/ETCS – sistema europeo di gestione e controllo (ERTMS L1/L2, HD)

SSC – Sistema di Supporto alla Condotta

Lo SSC è stato introdotto da RFI a partire dal 2005 come sistema di sicurezza “leggero” per linee secondarie, spesso a basso traffico e non elettrificate. Caratteristiche essenziali:

  • è un sistema discontinuo: il treno riceve informazioni solo in corrispondenza dei “Punti Informativi” (PI), transponder a microonde posati a terra;
  • il Sotto-Sistema di Bordo (SSB) elabora questi dati e aiuta il macchinista a rispettare segnali, velocità massime e rallentamenti, con funzioni di controllo della velocità e, nelle configurazioni più recenti, possibile intervento sui freni;
  • è omologato fino a 150 km/h, ed è pensato per linee dove non è economicamente giustificato installare SCMT pieno o ERTMS.

Dal punto di vista della capacità, SSC di per sé non cambia lo schema di blocco (le sezioni in cui è suddivisa la linea) né il tipo di blocco (automatico, telefonico, ecc.): la capacità resta sostanzialmente quella del sistema di blocco sottostante. Il guadagno è soprattutto in sicurezza e “robustezza” della condotta.

SCMT – Sistema Controllo Marcia Treno

Lo SCMT è il sistema nazionale di protezione della marcia dei treni (classe B secondo le norme europee), sviluppato a partire dagli anni Duemila per le linee fondamentali, complementari e di nodo. Caratteristiche del sistema:

  • anch’esso si basa su Punti Informativi (PI) a terra e sul SSB di bordo;
  • controlla in automatico il rispetto della velocità massima ammessa istante per istante in funzione di: segnali, profilo altimetrico, rallentamenti, caratteristiche del treno;
  • se il macchinista non rispetta la curva di frenatura calcolata, il sistema toglie trazione e applica la frenatura di emergenza;
  • sulle linee con Blocco Automatico a Correnti Codificate (BAcc) integra anche la Ripetizione Segnali Continua (RSC): in questo caso SCMT “vede” in tempo reale i cambi di aspetto dei segnali, non solo al passaggio sui PI.

In sostanza, SCMT è un ATP (Automatic Train Protection) completo, ovvero un regime di marcia automatica pensato per integrarsi con l’infrastruttura esistente e, in prospettiva, con ERTMS. Rispetto alla capacità offerta:

  • su una linea già a blocco automatico, SCMT migliora molto la sicurezza e riduce gli errori umani,
  • ma non cambia da solo né la lunghezza dei blocchi né la logica di liberazione dei segnali: quindi la capacità massima teorica resta simile, salvo piccoli margini dovuti a una condotta più regolare.

ERTMS/ETCS – il sistema europeo (Level 1/2, HD)

ERTMS è lo standard europeo di controllo e gestione del traffico ferroviario; include:

  • ETCS: cab signalling + ATP (train control continuo);
  • GSM-R (e in futuro FRMCS): canale radio digitale per comunicazioni voce/dati tra treni e terra.

In Italia:

  • l’Alta Velocità è attrezzata con ERTMS/ETCS Level 2 come unico sistema di segnalamento;
  • è in corso l’estensione a corridoi convenzionali e ai nodi urbani, con soluzioni HD‑ERTMS (High Density) specifiche per l’addensamento dei treni.

Caratteristiche in termini di capacità:

  • con Level 1 resta la logica a blocchi fissi, ma le informazioni vengono ripetute in cabina tramite balise;
  • con Level 2 i segnali laterali possono sparire, il blocco è gestito da RBC (Radio Block Centre) e il treno riceve una “movement authority” (autorizzazione al movimento) continua via radio;
  • con configurazioni HD (alta densità) si accorciano i blocchi, si ottimizzano le curve di frenatura (Baseline 3) e si sfrutta meglio lo spazio fra un treno e il successivo.

Studi e applicazioni reali (ad es. sulla Parigi–Lione) mostrano che un’implementazione ERTMS ottimizzata può dare incrementi di capacità dell’ordine del 20–30% rispetto al miglior segnalamento convenzionale, a parità di condizioni.

Esempio: capacità di una tratta ferroviaria ideale di 10 km

Immaginiamo ora una linea a doppio binario di 10 km, rettilinea e pianeggiante, velocità massima 120 km/h, con soli treni omogenei che fermano alle due estremità. Il tempo di percorrenza in marcia tesa è:

  • 10 km a 120 km/h → 5 minuti circa.

In pratica la capacità dipende dall’intervallo minimo di sicurezza (headway) tra due treni successivi nella stessa direzione, che a sua volta dipende da:

  • lunghezza dei blocchi di controllo in cui è divisa la linea;
  • modo in cui il segnalamento “libera” i blocchi ovvero quando inizia a considerare un blocco di nuovo disponibile;
  • precisione con cui il sistema conosce posizione/velocità del treno.
Scenario 1 – SSC su linea con blocco tradizionale

Su una linea secondaria tipica attrezzata con SSC e blocco automatico con blocchi relativamente lunghi, il gestore tenderà a tenere distanziamenti abbastanza conservativi, ad esempio 6 minuti (tempo di percorrenza + margine di sicurezza).

  • Cadenzamento = 6 min → circa 10 treni/ora per direzione.

SSC qui non è il fattore limitante: il collo di bottiglia è la combinazione di blocchi lunghi e geometria della linea. SSC garantisce che il macchinista “veda” meglio segnali e limiti, ma non consente di stringere molto di più gli intervalli.

Scenario 2 – SCMT su linea principale con BAcc

Su una linea principale a Blocco Automatico a Correnti Codificate, con SCMT + RSC attivi, si hanno blocchi più fitti e una conoscenza continua degli aspetti dei segnali. In un assetto ben progettato, si può scendere a cadenzamenti operativi dell’ordine di 4–5 minuti su 120 km/h, in particolare se le stazioni sono semplici (cioè, se la geometria della linea è semplice e la densità delle comunicazioni è relativamente bassa).

  • Cadenzamento = 5 min → circa 12 treni/ora;
  • in casi particolarmente ottimizzati (blocchi più corti, orario regolare) si può avvicinarsi ai 15 treni/ora teorici, ma di solito si resta più prudenti.

Il sistema SCMT aumenta intrinsecamente la sicurezza: la frenatura controllata e la ripetizione continua dei segnali rendono più affidabile la condotta e permettono di operare più vicino al limite teorico della linea, ma il paradigma resta quello dei blocchi fissi.

Scenario 3 – ERTMS/ETCS Level 2 / HD sulla stessa tratta

Se sulla stessa tratta da 10 km installo ERTMS Level 2 in versione HD, riprogettando i blocchi per l’alta densità:

  • posso accorciare i blocchi (o introdurre sotto‑blocchi virtuali);
  • il Radio Block Centre (RBC, cuore dell’ERTMS) “vede” il treno in continuo e può autorizzare il convoglio che segue a spingersi più vicino al precedente, seguendo curve di frenatura ottimizzate;

In un assetto realistico (non da metropolitana, ma da linea regionale ad alta frequenza) è plausibile scendere a cadenzamenti dell’ordine di 3–3,5 minuti:

  • Cadenzamento = 3 min → 20 treni/ora per direzione;
  • Cadenzamento = 3,5 min → circa 17 treni/ora.

Questi numeri sono coerenti con gli aumenti del 20–30% osservati passando da segnalamento convenzionale a ERTMS su linee passeggeri molto cariche (es. linea ad alta velocità Parigi–Lione: da 13 a 16 treni/ora nelle fasce di punta del servizio).

In conclusione:
  • SSC
    È un sistema economico e discontinuo, pensato per aumentare la sicurezza sulle linee secondarie. Migliora la condotta, ma non cambia il “cuore” del segnalamento: la capacità dipende quasi totalmente dal blocco esistente.
  • SCMT
    È il vero ATP nazionale, integrabile con la ripetizione continua dei segnali. Aumenta molto la sicurezza, rende la condotta più regolare e permette di sfruttare meglio la capacità, ma lavora sempre su blocchi fissi quindi il salto di capacità è moderato.
  • ERTMS/ETCS (soprattutto L2/HD)
    Porta la protezione treno a un livello continuo e “digitale”, consente blocchi più corti, curve di frenatura ottimizzate e, nei nodi, architetture ad alta densità. Se progettato correttamente, può dare incrementi di capacità dell’ordine del 20–30% rispetto al miglior segnalamento convenzionale, a parità di infrastruttura.

Su una nostra tratta ideale di 10 km, questo si traduce, a parità di velocità e geometria, in un passaggio indicativo da:

  • ~10 treni/ora (SSC su linea “larga” e prudente),
  • a ~12–15 treni/ora (SCMT su linea principale ben attrezzata),
  • fino a ~17–20 treni/ora (ERTMS L2/HD con blocchi ottimizzati).

Con una nota importante da ingegnere: il segnalamento è solo un pezzo del puzzle. Stazioni, deviatoi, incroci, mix di traffico (lenti/veloci/merci) e qualità dell’orario contano almeno quanto la tecnologia. ERTMS non è una bacchetta magica, ma è lo strumento che permette, se l’infrastruttura è pensata bene, di arrivare davvero al massimo potenziale della linea.

Segnalamento classico a blocchi fissi
Segnalamento a blocchi mobili
Sistemi di controllo a blocchi fissi/mobili e dinamiche di controllo della marcia: SSC > SCMT > ERTMS

Il segnalamento delle metropolitane

Dal punto di vista ingegneristico, SCMT, ERTMS/ETCS e CBTC appartengono alla stessa “famiglia concettuale” (sistemi ATP con sicurezza SIL4), ma sono ottimizzati per contesti e obiettivi molto diversi: SCMT è un sistema nazionale “classe B” che lavora quasi sempre su blocco fisso esistente (BAcc, B.ca, ecc.) usando punti informativi e, dove presenti, correnti codificate per ripetere i segnali in macchina e controllare la curva di frenatura; aumenta drasticamente la sicurezza ma non cambia in modo strutturale il paradigma di distanziamento e quindi la capacità rimane legata a blocchi dell’ordine del chilometro. ERTMS/ETCS (soprattutto in Level 2 e in configurazione HD nei nodi) sostituisce il segnalamento laterale con la ripetizione in cabina (cab signalling) e un Centro di Blocco Radio (Radio Block Centre) che invia in continuo movement authority e profilo di velocità al treno: si resta in ambito di blocchi fissi o “virtuali” relativamente corti (centinaia di metri) ma con una localizzazione molto più fine del convoglio e curve di frenatura ottimizzate, il che permette di ridurre il distanziamento di un 20–30% rispetto al miglior segnalamento convenzionale, pur gestendo velocità elevate (160–300 km/h), mix di traffico e reti aperte con passaggi a livello e intersezioni complesse.

Il Controllo e comando della circolazione dei treni basato sulle comunicazioni – Communications-Based Train Control , CBTC – delle metropolitane, invece, nasce per linee chiuse, flotta omogenea e velocità moderate (tipicamente ≤80 km/h) e utilizza comunicazione treno–terra continua (radio dedicata o Wi‑Fi), localizzazione precisa e, nella maggior parte delle implementazioni moderne, un regime di blocchi mobili o blocchi virtuali molto corti (decine di metri): questo consente di tenere gli inviluppi di sicurezza “incollati” al treno e raggiungere cadenzamenti dell’ordine di 75–90 secondi, soprattutto in combinazione con esercizio automatico ATO/ grado di automazione GoA elevati (driverless). In sintesi: SCMT è un “proteggi‑linea” che si appoggia al segnalamento classico, ERTMS è un sistema di controllo continuo pensato per la maglia lunga ad alta velocità e per l’interoperabilità internazionale, mentre CBTC è la soluzione estrema di densificazione per linee urbane chiuse, dove si può spingere la logica di blocco mobile molto oltre, ma al prezzo di presupporre un’infrastruttura e un esercizio completamente segregati dal resto della rete.

Fermata e stazione ferroviaria, cioè una fermata più un posto di movimento ovvero binari aggiuntivi per la gestione in deviata delle precedenze tra diversi tipi di treni in transito
L’inserimento di una nuova fermata o di una stazione in una tratta ferroviaria urbana comporta un aumento dei tempi di percorrenza della tratta. L’analisi della convenienza economica per la realizzazione di una nuova fermata o stazione, deriva dal confronto tra la domanda attratta dal nuovo punto di sosta dei servizi e la domanda persa per la riduzione di attrattività del servizio in conseguenza dell’aumento del tempo di viaggio
Regime di marcia eterotachico e omotachico, ovvero a ciascun treno la sua velocità o velocità uguale per tutti i tipi di treni: conseguenze cinematiche

Ma quindi cos’è una metropolitana?

Dal punto di vista ingegneristico, una ferrovia urbana è un tratto della rete ferroviaria generale che attraversa una grande città, risponde agli standard e ai vincoli del sistema “pesante” (interoperabilità, sagoma limite anche merci, lunghezze di banchina da treni regionali/IC, pendenze e raggi di curvatura relativamente blandi) e spesso ospita un mix di tipologie di traffico – regionali, lunga percorrenza, talvolta merci – su binari condivisi o solo parzialmente segregati, con intersezioni complesse, talora passaggi a livello e velocità massime elevate (120–160 km/h) anche in ambito urbano; la gestione della circolazione è tipicamente basata su segnalamento ferroviario tradizionale o ERTMS, orario cadenzato ma condizionato da vincoli di rete più ampi, e distanze tra le stazioni anche di 1–2 km o più. Una linea metropolitana, invece, è un’infrastruttura chiusa e integralmente segregata dal resto del traffico (niente PL, nessun accesso di altri veicoli), progettata ad hoc per frequenze molto elevate: sagoma e carichi ottimizzati solo per materiale rotabile urbano, curve più strette e pendenze più ripide per adattarsi al tessuto cittadino, velocità operative moderate (60–80 km/h) ma con stazioni ravvicinate (300–800 m) e sistemi di segnalamento tipo CBTC con blocco mobile o blocchi virtuali molto corti, spesso combinati con ATO/driverless. In sintesi, la ferrovia urbana è una porzione di rete nazionale utilizzata in chiave metropolitana ma soggetta alle sue regole e ai suoi compromessi (traffico misto, geometria “lunga”), mentre la metropolitana è un sistema di trasporto urbano dedicato e ottimizzato per la massima capacità e regolarità su un tracciato completamente segregato.

Cadenzamento minimo assumibile in un nodo per traffici eterogenei ed omogenei con segnalamento ERTMS HD

Conclusioni in pillole

Ferrovia urbana ≠ metropolitana

  • La ferrovia in città è comunque parte della rete nazionale:
    mix di traffico (regionali, lunga percorrenza, a volte merci), sagome e standard “pesanti”, velocità fino a 120–160 km/h, stazioni distanziate anche oltre 1 km.
  • La metropolitana, al contrario, è un sistema chiuso e dedicato: niente passaggi a livello, niente treni merci, curve più strette, pendenze maggiori, fermate ogni 300–800 m.

Segnalamento ferroviario SCMT / ERTMS vs Segnalamento delle metropolitane CBTC

  • Sulla ferrovia lavorano sistemi come SCMT ed ERTMS, pensati per gestire traffico misto e alte velocità su blocchi fissi (o virtuali) lunghi centinaia di metri o chilometri.
  • Sulla metro domina il CBTC, che usa blocco mobile o blocchi virtuali cortissimi, pensati per headway da 90–120 secondi e, spesso, guida automatica.

Cosa serve davvero per metropolitanizzare una ferrovia?

  • Segregare il traffico urbano da AV, IC e merci.
  • Accorciare i blocchi e potenziare il segnalamento.
  • Addensare le fermate dove ha senso, progettare stazioni come veri nodi urbani.
  • Ripensare l’orario in chiave cadenzata ad alta frequenza, non solo “dove entra un treno in più”.

Per chi volesse saperne di più

Torniamo ai sistemi di segnalamento ferroviario e proviamo a confrontare i tre regimi di marcia secondo la lunghezza media e minima dei blocchi di sicurezza. Un modo per focalizzare la discussione su dove sia davvero il salto di capacità: nella lunghezza dei blocchi, più che nel “nome” del sistema di bordo.

SSC – linee secondarie a blocchi lunghi

Con SSC di solito siamo su linee:

  • a blocco elettrico manuale, telefonico o conta‑assi (B.ca);
  • con sezioni di blocco lunghe, spesso coincidenti con la tratta tra due stazioni.

Le norme e la pratica d’esercizio dicono che, su queste linee, la lunghezza delle sezioni di blocco:

  • può andare da ~1.000 m fino a 15–20 km sulle linee a scarso traffico;
  • nelle linee secondarie tipiche italiane, i valori reali più comuni stanno fra 3 e 7 km per sezione (a volte anche di più su linee mono‑binario poco trafficate).

La lunghezza minima “tecnica” è legata allo spazio di frenatura: per un treno che viaggia a 120 km/h con frenatura standard, lo spazio di arresto è attorno ai 1.200 m; quindi, è difficile scendere sotto l’ordine del chilometro senza cambiare filosofia di distanziamento.

In pratica, con SSC il blocco di sicurezza è “grosso”:

  • media: qualche km
  • minimo realistico: ~1–1,5 km
SCMT + BAcc – linee principali a blocchi medi (1–2 km)

Su linee fondamentali e nodi tradizionali, SCMT lavora quasi sempre con:

  • Blocco Automatico a Correnti Codificate (BAcc) su circuiti di binario;
  • sezioni di blocco costituite da uno o più circuiti di binario.

Per il BAcc, le specifiche tecniche indicano che i circuiti di binario sono:

  • tipicamente lunghi 900–1.350 m;
  • le sezioni di blocco formate da questi circuiti, sulle linee a più traffico, hanno di solito lunghezze intorno a 1.350 m e, in ogni caso, “normalmente non superano i 2.000 m”.

Quindi, nello scenario “SCMT + BAcc”:

  • lunghezza media sezione di blocco: ~1.300–1.800 m
  • lunghezza minima pratica: ~900–1.000 m

Qui SCMT non accorcia i blocchi, ma permette di spremerli meglio:

  • la distanza di sicurezza rimane ≈ lunghezza della sezione,
  • ma la condotta è più regolare e le curve di frenatura controllate automaticamente.
ERTMS/ETCS – soprattutto HD: blocchi corti e sotto‑blocchi virtuali

Con ERTMS/ETCS Level 2 “classico” su linee AV:

  • potresti mantenere blocchi simili al BAcc (1–2 km) e ottenere già un vantaggio solo per via del controllo più fine della velocità;
  • il vero salto sulla lunghezza dei blocchi arriva però con le architetture HD‑ERTMS (High Density), pensate per i nodi urbani e le linee molto cariche.

Nei documenti RFI su HD‑ERTMS si legge chiaramente che:

  • la distanza media tra due segnali nei nodi urbani passa da circa 1.200 m a circa 300 m;
  • l’adozione di “sottosezioni virtuali” consente di ridurre il distanziamento minimo effettivo fino a ~350 m rispetto ai 1.350 m del blocco automatico tradizionale.

Quindi, in regime ERTMS HD:

  • lunghezza media dei blocchi fisici (tra segnali): ≈ 300 m nei nodi addensati;
  • lunghezza minima del “sotto‑blocco” virtuale usato per il distanziamento effettivo: ≈ 350 m.

Sulle linee AV in open line, i blocchi ERTMS L2 restano più lunghi (centinaia di metri / pochi km), ma il sistema può comunque ridurre il distanziamento minimo rispetto a BAcc a parità di lunghezza blocco, grazie alle curve di frenatura ottimizzate e alla localizzazione continua del treno.

Confronto sintetico
Regime tipicoSistema di blocco prevalenteLunghezza media blocchiLunghezza minima pratica/efficace
SSC su linee secondarieBEM / BT / B.ca3–7 km (con casi fino a 15–20 km sulle linee più povere)≈ 1–1,5 km (vincolo spazio di frenatura)
SCMT + BAcc su linee principaliBlocco automatico a correnti codificate~1,3–1,8 km per sezione di blocco≈ 0,9–1,0 km (lunghezza di un circuito di binario)
ERTMS/ETCS HD in nodi urbaniERTMS L2 + sottosezioni HD~300 m tra segnali (media)≈ 350 m come sottosezione virtuale minima per il distanziamento effettivo

In termini di regime di marcia, questo significa che:

  • con SSC il treno “consuma” blocchi molto lunghi → capacità limitata;
  • con SCMT+BAcc i blocchi scendono all’ordine del chilometro → capacità già buona su linee principali;
  • con ERTMS HD il distanziamento effettivo arriva all’ordine di qualche centinaio di metri → è possibile far circolare i treni con una “densità” che si avvicina a quella di una metropolitana pesante nei nodi, pur restando in ambito ferroviario.

Ovviamente, questi sono valori tipici: la progettazione reale tiene conto di pendenze, velocità, prestazioni di frenatura e mix di traffico, ma il quadro di fondo è esattamente questo “accorciarsi progressivo” del blocco di sicurezza al passaggio da SSC → SCMT → ERTMS (soprattutto in versione HD).


Altri articoli sul tema delle ferrovie urbane come metropolitane

  • Una S-Bahn per Roma è possibile
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Letteratura scientifica

2025, Commissione EU, Transforming suburban rail: A case study of RER-type systems in European metropolitan areas

2025, Xinyu et al., Integrated optimization of demand-oriented timetabling and rolling stock circulation planning with flexible train compositions and multiple service routes on urban rail lines

2025, Pedestrian Observations, S-Bahn and RER Ridership is Urban

2023, Acierno et al., The adoption of the HD-ERTMS for improving the capacity of single-track railway lines

2022, Khadem Sameni et al., Railway capacity: A review of analysis methods

2021, Cuppi et al., High density European Rail Traffic Management System (HD-ERTMS) for urban railway nodes: The case study of Rome

2016, FS, Nodi urbani: parte la sperimentazione HD ERTMS

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